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Un peuple et son Roi, la Rivoluzione Francese e la rieducazione alla cittadinanza attiva

A maggio 2018, il MIUR e il MIBACT promuovevano un “Piano Nazionale del Cinema per la Scuola”. Un intervento mirato a programmare la valorizzazione del potenziale pedagogico del cinema, atteso da tutte le istituzioni, insegnanti e liberi professionisti che con il cinema fanno didattica, in linea anche con i temi dell’Agenda Europea 2030.

L’immagini in movimento e la forza comunicativa del cinema da sempre costituiscono una scintilla imprescindibile per l’educazione scolastica, mentre, soltanto negli ultimi anni sta diventando un vero e proprio mezzo di media-literacy trasmettendo messaggi politici e culturali al pubblico meno colto, indirizzandolo verso nuove scelte, approfondimenti, prese consapevoli di posizione, ricordando ad esempio, non come ultimo caso, la solidarietà espressa spontaneamente per i ragazzi del Piccolo Cinema America.

Anche a France Odéon 2018, c’è stato lo scorso 1°Novembre un alto momento ri-educativo – perché di fatto, negli ultimi anni, si tratta di ri-educare a principi e valori umani che parevano imperturbabili – con la presentazione de Un peuple et son Roi, attesissimo, ultimo lungometraggio di Pierre Schoeller, già César nel 2012 per la miglior sceneggiatura originale de Il ministro – L’esercizio dello Stato (Fra|2011) e notoriamente, sensibile alla ri-educazione politica.

Il film è stato presentato da Francesco R. Martinotti, Direttore del Festival, nel pomeriggio del 1° Novembre a La Compagnia di Firenze. Una proiezione alle 16, che affrontava il rischio – come afferma lo stesso Martinotti in sala – di offrire un film complesso, in un orario solitamente previsto per il relax dei giorni di festa. In realtà, la proiezione ha ottenuto il successo che meritava, con una sala gremita fino all’ultimo posto e occhi incollati alle ghirlande tricolore dei sans-culottes che senza sosta animavano quasi dal vero lo schermo in sala.

“Sete di sapere” è l’atmosfera che si respirava a pelle in sala, ma anche la sensazione di ritrovare nuovi, vecchi principi, come il senso della cittadinanza, la consapevolezza dell’espressione “sono un cittadino italiano (francese,nel film)”, il sollievo di rifugiarsi in una storia, che c’è stata, è esistita e che quindi, fa pensare che possono esistere persone di alto livello morale, intellettuale e politico, come Robespierre, Marat, Danton e..Françoise Candolle, nel film interpretata da un’espressivissima Adèle Haenel, sans-culotte senz’arte né parte in apparenza, ma con una coscienza politica tale da fondare la Première Republique Française, nell’estate del 1789.

Si perché, il film non racconta i primi 3 anni della Rivoluzione Francese, ma prende il via dalla caduta della Bastiglia e segue Françoise, la lavandaia interpretata dalla Haenel e Basile, il vagabondo senza cognome a cui Gaspard Ulliel ha dato un’immensa voce con lo sguardo e poche parole.

I due scoprono insieme per le strade di Parigi, l’euforia della rivoluzione e dell’emancipazione del popolo, che comincia ad auto-istruirsi e a creare nell’Assemblea Nazionale appena costituitasi, un nuovo sistema politico. Le loro discussioni e le rivolte per le strade decidono il loro destino e quello di colui che un tempo era il loro “sacro re” che più volte chiede: “Où est mon peuple?” cercando un popolo, laddove non vi sono più sudditi.

La libertà ha quindi una storia, è lo stesso Pierre Schoeller allo scorso Festival del Cinema di Venezia che  ricorda il ruolo pedagogico che la Rivoluzione ha avuto per il popolo francese di allora, e che ha, per quello attuale:“Volevo filmare un popolo attivo. Un popolo che inventa un destino, discute, spera, si mobilita. Questo popolo ha costruito la propria sovranità, ha stabilito nuove relazioni di uguaglianza, decretato nuovi diritti. Ha fondato una repubblica. Non è un’invenzione dei nostri tempi: queste persone sono esistite. Questo popolo, nato nel 1789, nell’estate di quell’anno ha iniziato una rivoluzione. Ascoltiamolo. Ha qualcosa da dirci.”

“Antenne” sintonizzate, concentrazione e spirito di ascolto sono le stesse sensazioni percepite in sala a Firenze, con un pubblico franco-italiano che si appassionava ad ogni scena, ritrovava principi dei diritti umani, si accendeva di ammirazione verso le idee di libero accesso alla politica espresse dall’Avvocato Robespierre in Assemblea, in un momento storico, in cui, c’è molto individualismo politico, vacuità di temi e glacialità di reazioni.

Si parlava di scuola, in apertura perché il 1789 segna anche un grande momento storico per il sistema educativo francese che ha poi avuto forti ripercussioni sull’Europa intera, ma allora, forse non come adesso, in senso positivo: nel 1789 viene avviata la riorganizzazione dell’istruzione, facendo tesoro delle lezioni dell’Illuminismo, sia critiche sia propositive. Il 10 settembre 1791 Talleyrand presentava alla Costituente il rapporto sull’istruzione pubblica, proponendo un’istruzione utile alla società e al suo progresso, attraverso una scuola popolare gratuita e le scuole distrettuali secondarie.

121 minuti di storia, politica e rieducazione alla cittadinanza attiva girati quasi tutti – per scelta determinata di Schoeller – attorno al punto di vista unico della gente povera: il personaggio di Robespierre abbozzato da un discreto Garrel, un Re ammutolito e poco presente, figure chiave della politica francese dell’epoca, come Danton e Marat lasciate al margine di un popolo affamato, a cui Schoeller ha voluto dare gran voce: il messaggio del regista è molto chiaro, al pubblico spetta la decisione di ascoltare l’immagine in movimento e sedimentare una coscienza…cinematografica.

Fonte citazione: Conferenza Stampa di presentazione de Un peuple et son Roi, Festival del Cinema di Venerzio 2018 – Raiplay |https://bit.ly/2yKvYsn|

Autore :
Sabrina Manzari

2018-11-20T09:37:51+00:00 0 Comments

Comunicato stampa :
France Odeon chiude la sua decima edizione con la Foglia d’Oro al film Guy

A conclusione di 5 giorni di cinema francese di alta qualità che hanno coinvolto un pubblico di diverse generazioni, la giuria composta da Laura Morante, Francesco Bruni, Simona Tabasco ed Esmeralda Calabria ha assegnato il Premio Foglia d’Oro Manetti Battiloro a Guy di Alex Lutz. Il Premio Foglia d’Oro Speciale della Giuria è stato attribuito a  Première Année di Thomas Lilti.  Una menzione speciale va inoltre a Retour à Bollène di Saïd Hamich.

Il Premio Foglia d’Oro Giovani, assegnato da una giuria di studenti coordinata dal professore Alain Bichon, è andato a L’amour flou di Romane Bohringer e Philippe Rebbot. Una menzione speciale va inoltre a Retour à Bollène di Saïd Hamich.

Premio anche per Sauver ou périr, che ha ricevuto la Foglia d’Oro per il Cinema Civile.

I numerosi spettatori che hanno partecipato al voto all’uscita delle sale dei cinema La Compagnia e Odeon hanno attribuito il Premio Foglia d’Oro del Pubblico a  Un homme pressé di Hervé Mimran.

Durante l’evento conclusivo, sul palco del cinema Odeon, Giovanni  Bettarini  Assessore all’urbanistica e Politiche del Territorio, il direttore Francesco Ranieri Marinotti e il presidente Riccardo Zucconi si sono dichiarati molto soddisfatti  di questa decima edizione che ha visto i più importanti autori del cinema francese riuniti a Firenze in occasione dello storico festival. Francesco Bruni, membro della Giuria 2018, ha dichiarato che, essendo quella di France Odeon 2018 una selezione che spazia tra i più diversi generi, trovare un criterio di valutazione per film di così alta qualità non è stato facile. Alla premiazione è seguito l’applaudito concerto della colonna sonora di Guy, interpretata da Alex Lutz, Vincent Blanchard, Romain Greffe, Alyssa Landry e Camille Favre-Bulle.

Oltre ai vincitori, alcuni dei titoli particolarmente apprezzati dal pubblico dei cinema La Compagnia e Odeon sono stati Un Homme Pressé, La dernière folie de Claire Darling, Normandie Nue e l’omaggio a Pascal Thomas À cause des filles… et des garçons!?.

Il Festival si è aperto al Cinema La Compagnia con la proiezione del film Le Retour de héros di Laurent Tirard con Jean Dujardin e Mélanie Laurent, molto apprezzato dal pubblico. La proiezione è stata preceduta dal saluto dell’Assessore alla Cultura della Regione Toscana Monica Barni, che ha augurato un nuovo decennio di successi e di film di qualità al Festival di cinema francese di Firenze.

Particolarmente toccante è stata la proiezione in anteprima mondiale del film Sauver ou périr di Frédéric Tellier alla presenza dell’attrice protagonista Anaïs Demoustier e di una nutrita delegazione del corpo dei Vigili del Fuoco di Firenze.

Grande affluenza di pubblico al Cinema Odeon per assistere alla presentazione di Valeria Bruni Tedeschi, accompagnata dalla sceneggiatrice e attrice Noémie Lvovsky per Les Estivants. La regista, nell’introdurre la proiezione, ha sottolineato che, pur vivendo da tanti anni a Parigi, il suo legame con l’Italia rimane primordiale.

Fra le varie iniziative collaterali del Festival, la cerimonia di consegna delle Chiavi della Città al produttore francese di origini toscane Jean-Louis Livi da parte della Vice Sindaco Cristina Giachi a seguito della proiezione di  Rien n’est jamais gagné, documentario su Jean-Louis Livi diretto da Philippe Le Guay.

Altra iniziativa di grande successo, il simposio organizzato all’Istituto Francese di Firenze “Italia, Francia: immaginario comune”, che ha potuto contare sul contributo di figure di grande rilievo nel panorama culturale europeo, a partire dall’Ambasciatore di Francia Christian Masset, che ha evidenziato come  Italia e Francia da sempre abbiano condiviso grazie al cinema un immaginario comune, oggi più che mai importante e necessario per il futuro dei valori europei. In qualità di Presidente dell’Anac, il direttore del Festival Francesco Ranieri Martinotti ha fatto un appello ai registi e agli autori francesi, fra cui i presenti, riferendosi alla video-testimonianza di Jack Lang sulla necessità di condurre una convinta battaglia unitaria a Bruxelles a favore di norme fiscali che obblighino le over the top alle stesse regole a cui sono assoggettate attualmente tutte le imprese audiovisive europee. Angelo Cianci (regista e autore) ha rilanciato l’idea di un laboratorio di scrittura condivisa tra Italia e Francia proponendo di riprendere l’iniziativa dell’Atelier Farnese, creata insieme all’Ambasciata di Francia. Per Marc Lazar (politologo e professore di Sciences Po) andrebbe comunque superato il concetto di bilateralismo per ragionare in termini più europei. Anche per il designer Italo Rota vanno cancellati tutti i vecchi schemi con i quali si sono finora immaginate le politiche culturali in Italia e in Europa.

Gli organizzatori del Festival ringraziano tutte le istituzioni pubbliche e private, tra le quali Regione Toscana, Comune di Firenze, Ambasciata di Francia, Istituto Francese di Firenze, Mibact, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Salvatore Ferragamo Parfums, Groupama, BNL Gruppo BNP Paribas, Rai, Rai Movie, Elle e SACD, che hanno reso possibile questa ricca e seguitissima decima edizione.

Ufficio stampa regionale

Elisabetta Vagaggini 0552719050 e.vagaggini@fondazionesistematoscana.it c.silei@fondazionesistematoscana.it

Ufficio stampa nazionale

Biancamano & Spinetti 0039 06 97611511, 0039 334 5611894 p.biancamanospinetti@biancamanospinetti.comp.spinetti@biancamanospinetti.com

Autore :
Ufficio stampa France Odeon

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2018-11-12T10:17:42+00:00 0 Comments

Omaggio a Francis Lai

 

La pianista Éliane Reyes ha eseguito il tema di Love Story in occasione della X edizione di France Odeon

La pianiste Éliane Reyes a joué le thème de Love Story à l’occasion de la Xème édition de France Odeon

 

 

2018-11-08T18:21:04+00:00 0 Comments

“Comme des garçons” e Vanessa Guide a France Odéon 2018

Emmanuelle Bruno è una giovane segretaria di direzione nella redazione di Le Champenois, quotidiano sportivo della Città di Reims, figlia di un tenerissimo Papa Italien Luca Zingaretti – vecchia gloria calcistica pugliese – ma soprattutto, la pioniera che darà il calcio d’inizio alla fondazione della prima Nazionale di Francia di calcio femminile, che nascerà poi nel 1971.

Questa è la storia, autentica, de Les Filles de Reims, pioniere del calcio femminile francese, raccontato nel primo lungometraggio di Julien Hallard in Comme des garçons, presentato al Festival del Cinema France di Firenze. Anche quest’anno, infatti, torna France Odéon, nella sua X Edizione, rassegna cinematografica toscana, realizzata in collaborazione con l’Istituto di Cultura Francese di Firenze, l’Ambasciata di Francia e L’Italian Film Commission.

Pregio del Festival, è osservare l’evoluzione del rapporto cinematografico tra Francia e Italia, ma soprattutto far emergere, attraverso una programmazione mirata, temi sociali importanti, proponendo al pubblico nuovi, ma antichi valori e ripescando storie straordinarie come quelle portate in omaggio da Vanessa Guide, la Emmanuelle Bruno di cui sopra, brillante attrice emergente francese, dall’espressività estremamente determinata…quasi come un “uomo” si direbbe in tempi, ormai superati.

E’ proprio sulle note di Comme un garçon successo d’antan di Silvye Vartan (1967) che Vanessa Guide racconta la lotta delle Filles de Reims per ottenere il diritto di giocare a calcio e costituirsi in squadra da competizione, presso la Federazione Calcio Francese. Il film è stato presentato il 1°Novembre al Cinema La Compagnia, casa ormai stabile di France Odéon e abbiamo avuto la fortuna di poter ascoltare i racconti di Vanessa come protagonista e “combattente” della parità di genere:

Vanessa, come mai ha accettato un ruolo del genere e com’è farsi portavoce di una vicenda così leggendaria, come quella delle Filles de Reims?

V.G.: – Di primo acchito, ho trovato entusiasmante proprio l’idea che si sia trattato di una storia vera e che questo film potesse, in qualche modo, far emergere la vicenda e dar luce alla lotta di queste donne che, con un attitudine alquanto coraggiosa per l’epoca, si sono ribellate alla Federazione francese del Gioco Calcio, un’organizzazione allora composta principalmente da uomini che non avevano l’abitudine di pensare alle donne come “calciatrici”. Nel 1968, la donna fuori casa era soltanto un’ipotesi fuori questione, ed era consueta e forse rappresentava un automatismo mentale, l’idea che le donne restassero principalmente destinate alla cura del “foyer”familiare. Altrettanto comune – e ad oggi ormai bizzarra – era la convinzione che una donna sul campo da calcio fosse frutto di un atto di esibizionismo, per cui, raccontare questa vicenda di “inversione di mentalità”anche alle calciatrici di oggi che ancora, non conoscono questa storia, mi è sembrata l’operazione più intelligente da portare avanti per rendere omaggio a questo momento storico.

Come hai avuto modo di sperimentare, il calcio, è un vero gioco di squadra, la coesione è fondamentale, la stessa che si rende necessaria nel gioco di squadra femminile, non sempre condiviso, cosa ne pensi a questo proposito?

V.G. – Ho sempre teso verso la solidarietà femminile: noi donne ci troviamo già per nascita, in una posizione un po’ complessa, in un mondo dove – per dato di fatto – sono principalmente gli uomini a dominare la scena, per cui, trovo particolarmente utile e doveroso fare “squadra”, ritrovare un po’ di collettività senza pensare all’individualismo. E’ andata così con le attrici con cui ho corso in campo durante le riprese e con cui si è venuto a creare, grazie al gioco di squadra dell’attività calcistica, un rapporto d’amicizia stabile, una mentalità condivisa, sino al punto che siamo rimaste l’una nella vita dell’altra, anche oltre la produzione del film. Un’atmosfera di coesione che si percepisce ormai tra molte donne, specialmente in seguito all’affaire Weinstein, una sorta di punto di svolta nel modo di pensarci “insieme”. Dopodiché ci tengo precisare che non si tratta di una competizione uomo/donna, ma che ormai si rende necessario rivisitare gli spazi da dedicare agli uni e agli altri.

E a proposito delle parole della Guide – che ha ricevuto in apertura di Festival, il Premio Ferragamo 2018 Essenza del Talento – è bello ricordare, come nella storia reale d’ispirazione del film, tutto sia partito dalla penna di un uomo, il giornalista sportivo Pierre Joffroy (il vanesio Paul Coutard del film) che inserì un annuncio su L’Union, giornale dell’epoca di Reims, alla ricerca di donne che giocassero a calcio, in occasione della fiera celebrativa dell’attività del giornale.

Nella pungente interpretazione di Max Boublil emerge l’evoluzione di un uomo seduttivo, il classico tombeur de femmes, che arriva ad amare talmente tanto le sue donne, da finire per credere in loro e sposare la causa dei loro diritti. Un messaggio da non sottovalutare, perché la lotta alla parità di genere è un cammino da condurre in co-protagonismo.

Autore :
Sabrina Manzari

2018-11-06T18:45:18+00:00 0 Comments

“50 Primavere” di Blandine Lenoir: una esilarante commedia al femminile

Il secondo film da regista dell’attrice francese Blandine Lenoir ci racconta di Aurore (interpretata da Agnès Jaoui) che, alla soglia dei cinquant’anni, si trova in una situazione tutt’altro che semplice: costretta a lasciare il lavoro, abbandonata dal marito e destinata a diventare nonna senza esserne pronta, tutto sembra andare per il verso sbagliato sino a quando rincontra per caso un suo amore giovanile, con il quale non si vedeva da anni.

“50 Primavere” (titolo originale: “Aurore”) è una commedia al femminile che diverte e, a tratti, diventa addirittura esilarante. I tempi comici sono gestiti con maestria dalla Lenoir. La scelta poi di utilizzare come motore comico principale il raggiungimento della maturità della donna e le conseguenze per la protagonista si rivela efficace oltre che originale.

Come abbiamo già detto, “50 Primavere” è una commedia al femminile; le vicende si concentrano sulle donne ed esplorano tematiche femminili, come la difficoltà di adattarsi ai mutamento del proprio corpo dovuto all’invecchiamento, o la difficoltà di essere rispettate e trattate al pari dagli uomini, sia sul posto di lavoro che negli altri ambienti pubblici. Decisamente femminile è anche l’angolazione e il tono che il film adotta, con gli argomenti che appaiono, nel bene e nel male, come parte integrante della normalità e non vengono né spettacolarizzati né accentuati, ma affrontati con una leggerezza capace di non scadere nella banalità e, proprio grazie a questo, il film si rivela capace di farci ridere di queste tematiche senza però sminuirle.

La prova della Jaoui contribuisce non poco all’ottimo risultato finale: l’attrice francese riesce a potenziare la comicità dei suoi sketch grazie alla sua recitazione sopra le righe ma mai farsesca. È aiutata in quest’ultimo lavoro anche da una buona sceneggiatura, capace di alternare gli sketch a momenti di riflessione più composta senza appesantire la visione, e da una scrittura dei personaggi all’altezza dell’operazione.

Autore :
Davide Ricci

2018-01-09T15:08:01+00:00 0 Comments

Italia/Francia, à bout de souffle. Racconti da France Odéon 2017

Firenze, ottobre 2017 – Ri-nasce la Nouvelle Vague. In molti forse ricorderanno France Cinéma, la più lunga e importante manifestazione cinematografica italiana, dedicata al cinema francese tenutasi a Firenze per ventitré lunghi anni. L’eredità è passata a France Odéon Festival del Cinema francese che in questi giorni ha regalato anteprime mondiali, incontri di educazione all’immagine in movimento, nonché una nuova possibilità per i festival di cinema di aprirsi in dialogo con il pubblico più lontano.

I rapporti cinematografici tra Francia e Italia sono storicamente noti: a ricordarlo, effervescenti combinazioni professionali come Deneuve – Bolognini, Moreau – Antonioni, o ancora, Wiazemsky – Ferreri. La familiarità dei gusti cinematografici e un lungo rapporto di appassionata cinefilia, sono gli ingredienti che hanno trasformato la collaborazione cinematografica dei due paesi in progetti epocali, che solo nel 1963 ammontavano a circa una sessantina di produzioni.

Per chi è poco a suo agio con ll lungo percorso di divulgazione del cinema francese in Italia, intrapreso dall’Institut Français di Firenze nel 1986 ha passato il testimone a France Odéon, Festival odierno del cinema francese di Firenze, a cui spetta il compito di raccontare la nuova Francia cinefila: un’attenta e raffinata selezione del meglio della produzione contemporanea d’Oltralpe che si rivela, in questa nona edizione, una nuova occasione di riflessione e confronto con il sistema culturale cinematografico francese. La frenesia del raggiungimento del target che colpisce da qualche anno la scena culturale ha fatto sì che innumerevoli festival ed eventi affollassero le stagioni del pubblico più comune. Questo genere di esperienze, non sempre riesce nell’intento, ma nel caso di France Odéon, le cose si mettono diversamente.

Il Festival ha aperto le danze con Il mio Godard di Michel Hazanavicious, film-incanto (o disincanto) sul sentimento e l’evoluzione di Anne Wiazemsky, seconda moglie di Jean Luc Godard prima, e artista completa nel secondo tempo della sua vita.

Un film di apertura, non scelto a caso: Il mio Godard – brillante titolo italiano del film – racconta le mutazioni umorali di Jean Luc Godard o forse solo la sua evoluzione, attraverso gli occhi della sua ultima moglie, Anne Wiazemsky, scrittrice, attrice e regista francese, scomparsa proprio lo scorso 5 ottobre ed autrice del libro Un anno cruciale (2012, Éditions Gallimard), cui si ispira la sceneggiatura del lungometraggio. La scelta conferma la linea artistica di France Odéon di raccontare e avvicinare il pubblico italiano alla cultura cinematografica francese, aldilà delle celebrazioni.

Alla presenza della coppia esilarante Garrel – Hazanavicious, ne Il Mio Godard il pubblico di Firenze ha potuto imparare finalmente a dialogare con la raffinatezza della più colta tradizione sperimentale cinematografica: uno scalpitìo di risate, curiosità e atmosfera calorosa accoglieva la proiezione grazie alla comicità sottile e pur sempre intellettuale di un Garrel – Jean Luc Godard, finalmente, spoglio del suo marmoreo personaggio, umanizzato, intimo. Il racconto di un Godard goffo, emotivo ma di grande respiro realistico ha contribuito da un lato, a realizzare un desiderio, quello di Anne Wiazemsky di “trasformare un essere “odioso” in una persona tenera e divertente” e dall’altro lato di rompere finalmente, il muro di incomunicabilità che per anni ha separato il pubblico meno colto dalla raffinatissima Nouvelle Vague francese.

Il film, presentato in lingua originale, è impreziosito da un sottotitolaggio italiano magistrale, per mano di Raggio Verde, agenzia italiana di sottotitolazione e traduzione cinematografica. La mediazione culturale tra un film ritenuto popolare – come lo stesso regista, Hazanavicious definisce – e l’alta cinematogafia è accompagnata da uno splendido ponte linguistico: una traduzione italiana di altissimo livello, poetica e quasi emotiva che interpreta, rende, e riporta allo spettatore italiano più comune persino il non detto, rendendo in parole le immagini in movimento.

L’esperimento è ben riuscito ed identifica forse al meglio una delle principali funzioni di un Festival di Cinema: avvicinare, trasmettere conoscenza, divertire e forse, appassionare. Dopo la visione de Il mio Godard dalla sala del Cinema La Compagnia, venivano fuori volti illuminati e accesi di voglia di saperne di più. La magia è compiuta, la Nouvelle Vague è stata ri-scoperta, aldilà delle barriere linguistiche.

Autore :
Sabrina Manzari

2018-01-11T12:11:03+00:00 0 Comments

La pedagogia intelligente del cinema, a “France Odéon”

Firenze, Palazzo Sacrati Strozzi, Sala Pegaso, ottobre 2017 – La nona edizione di France Odeon ha dedicato una particolare attenzione al ruolo pedagogico del cinema, con il convegno RAGAZZI BEN EDUCATI (ALLE IMMAGINI).

Alla luce dell’entrata in vigore della legge di riforma n. 107/2015, la Buona Scuola, che incoraggia “la pratica teatrale, cinematografica, artistica e performativa nelle scuole” e dello sviluppo dei progetti di Educazione all’immagine in Italia reso possibile anche grazie alle risorse previste dalla nuova Legge Cinema, approvata lo scorso novembre, illustrata dalla sua relatrice, ospite del convegno la Vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi che prevede un investimento per un ammontare di 12 milioni di euro da destinarsi a progetti didattici e formativi per il settore del cinema e dell’audiovisivo.

La natura divulgativa dell’incontro ha permesso di conoscere le diverse azioni educative messe in atto dai più illustri organismi del cinema francese e italiano. Restano singolari, soprattutto per l’avvicinamento al cuore della questione, i progetti che coinvolgono la Cineteca di Bologna, Clair Obscur e Radio France.

Pare infatti, che ci sia anche spazio per una nuova critica cinematografica: è stato splendido vederla tornare viva e agile con il progetto #CRITweet di Clair Obscur, associazione bretone di promozione del cinema a scuola. Fabrice Bessemon, suo direttore, ha trovato il modo per restituirle un ruolo fondamentale, educando i ragazzi a fare critica tramite l’utilizzo costruttivo di Twitter, con cui dovevano concentrare esercizi di critica cinematografica in 140 caratteri, un progetto mirato all’educazione allo sguardo, all’interpretazione dell’immagine in movimento e soprattutto, alla formazione di un pensiero critico.

La Cineteca di Bologna invece, offre un nuovo modo di pensare alla tragica pratica dei selfie, con il progetto interno alla programmazione di Schermi e Lavagne, con il workshop fotografico L’AUTORITRATTO NELL’EPOCA DEI SELFIE, in cui si prova ad educare all’autoritratto fotografico inteso come narrazione intima di identità ed educazione ad una sana lettura delle immagini. Anche qui, l’obiettivo diventa il pensiero critico che si sviluppa nel rapporto con immagine, interpretazione, emozioni e messa in scena. E di emozioni e messa in scena ci ha parlato Olivier Zegna Rata, Direttore delle relazioni Istituzionali di Radio France, ente pubblico nazionale francese di diffusione radiofonica da cui dipendono canali tematici dedicati a informazione, musica e cultura come France Inter, France Info, France Culture , FIP e France Musique.

Entusiasmante è stata la scoperta del format Du cinéma pour vos oréilles / Cinema per le vostre orecchie, ciclo di programmazione di cinema sonoro creato da la Maison de la Radio da qualche anno e proposto per scoprire l’universo del suono e la sua applicazione all’educazione all’immagine cinematografica “immaginata”.  Un dialogo piacevole con Olivier Zegna Rata ci ha illustrato le propedeuticità del suono al cinema e l’importanza dell’ascolto per l’interpretazione delle immagini.

I: Educazione all’immagine: a partire dal vostro impegno di promozione del cinema, come – Du Cinéma pour vos oreilles – come può la Radio educare ed orientare all’immagine?

O.Z.R.: C’è una differenza altamente sensibile tra l’evidenza visuale e l’evidenza uditiva: l’evidenza uditiva passa par un atto intellettuale dello spirito, obbliga ad una rappresentazione mentale e ad un esercizio del pensiero critico. L’emozione è frenata, perché l’orecchio è impegnato a seguire una riflessione che si rinforza con l’esercizio di immaginazione. Lo spettatore, generalmente sa che l’immagine è sempre filtrata da significati intenzionalmente veicolati, ci crede, senza però aderirne a livello di prova evidente. Paradossalmente, l’uditore radiofonico è portato ad avere più fiducia nell’informazione uditiva, piuttosto che quella trasmessa da un’immagine. Per quanto riguarda l’educazione all’immagine è la stessa cosa, c’è un lavoro di decodifica da fare, ma si tratta di un lavoro che se non guidato, specialmente per i giovani, porta ad un’interpretazione folle e negativa. Un’immagine si fa portatrice inevitabile di contro-verità e di “letture” diverse.  Nel contesto attuale sempre più invaso da immagini e filtrato da esse, la questione di concerto tra radio e cinema è quella di educare lo sguardo dell’uditore/spettatore a formare un pensiero critico che vada oltre le proiezioni, prima dell’emozione o semplicemente prima, di essere inevitabilmente influenzato  dall’immagine, in una sorta di ri-orientamento ad essa.

I: Nel binomio radio-cinema, può davvero la radio diventare la sinestesia dell’immagine in movimento?

O.Z.R.Assolutamente si. La questione principale oggi è che ci ritroviamo chiamati a lavorare su un linguaggio di comunicazione misto: c’è stato un grande lavoro da parte di Radio France sull’impatto del sonoro nell’esperienza cinematografica, specialmente con il format Du Cinéma pour vos oreilles, dove con la proiezione di film nell’oscurità il messaggio educativo riguardava il sonoro come esperienza pittorica dell’immagine in movimento. Questo, ha altresì permesso a Radio France di educare alla presa di coscienza che il suono è immagine, soprattutto su grande schermo.

I: Si può quindi dire che la radio e il sonoro siano strumenti di valorizzazione fondamentali per il cinema?

O.Z.R.: Assolutamente. Finché la radio si fa prescrittrice di immagini e di sviluppo del pensiero e che la sua potenzialità – ricerverla direttamente nell’orecchio – è predisposta ad accogliere ed ascoltare il cinema, sarà possibile lavorare in sinergia e in supporto all’industria cinematografica, sapendo che Radio France è fortemente impegnata nel sostegno al cinema. Solo lo scorso anno, in questa stessa sede, ne parlava il Presidenze di Radio France Mathieu Gallel: noi, ci siamo principalmente concentrati sull’impatto che la valorizzazione di attività prettamente cinematografiche possa esercitare sull’abitudine di frequentare il cinema per il pubblico uditore.

 

 

Autore :
Sabrina Manzari

2018-01-11T12:14:44+00:00 0 Comments

France Odeon – Deuxième Jour

La seconda giornata del festival è iniziata in una piccola sala nell’elegante J. K. Hotel. Il regista Michel Hazanavicius e l’attore Louis Garrel si sono concessi ad una conferenza stampa rispondendo con molta disponibilità e tanta simpatia a domande e curiosità.

Michel, qual è la ragione per cui ha scelto Godard come soggetto della sua ultima fatica?

M.H: “Non ho scelto Godard in realtà, ho scelto un libro dove capita spesso di trovarci un Godard dentro. Mi è piaciuto perché si parla di lui, del suo universo visuale e grafico, e poi è un personaggio paradossale, pieno di interesse, eroico e allo stesso tempo insopportabile, per cui mi ha permesso di inserire tragedia e comicità”.

In una scena il personaggio Jean Pierre guarda in camera e dice “Dobbiamo riappropriarci del nostro cinema“, si riferisce anche al cinema di oggi? Il cinema attuale ha bisogno di una Nouvelle Vague?

M.H: “Io diffido delle persone che dicono Il Cinema, è come dire I Neri, Gli Ebrei, sono generalità, sono stereotipi. Ci sono i cinema, ci sono un sacco di tipologie di cinema. Lui, Godard, voleva che il suo cinema fosse politico, che ognuno si riappropriasse del proprio cinema, ma non tutti debbono seguire la stessa strada”.

Durante la conferenza un Garrel coinvolto ha parlato anche in merito alla vicenda Weinstein e in particolar modo sul caso di Asia Argento: “Ho trovato davvero strano quello che è successo qui in Italia, di come abbiano messo in discussione le parole di Asia Argento. In Francia nessuno si è permesso di contraddire parole che già erano forti e da lì ho capito che in Italia deve esserci una cultura molto diversa. Ho trovato la reazione di certi giornalisti davvero incomprensibile”.

L’amant du jour è il primo film proiettato nella seconda giornata del festival, diretto da Philippe Garrel, padre di Louis. Cinema sempre ben costruito quello di Papà Garrel, fondanto su un sontuoso bianco e nero e su relazioni triangolari che non può non ricordare “Jules et Jim”.

Secondo film della serata è stato La Melodie, un film dalla trama semplice che tira in causa il potere taumaturgico della musica: una classe di bambini esagitati e immersi nel disagio e degrado sociale di una periferia parigina sono il gruppo al quale il personaggio interpretato da Kad Merad tenta di insegnare a suonare il violino. Una sorta di “School of Rock” in chiave classica con quell’equilibrio di scrittura tipicamente francese. Un film dalla trama senza pretese, ma con un lavoro immenso per quanto riguarda uno degli aspetti fondamentali del lavoro del regista, vale a dire la direzione degli attori. Perché gli attori che Hami mette davanti alla macchina da presa tali non sono. “La Mélodie” è un film che non osa, ma che non annoia e che fa quello che un buon film dovrebbe sempre fare: crea atmosfera.

La giornata si è conclusa con Diane a les epaules, film delicato sulla maternità surrogata, tutto poggiato sull’interpretazione intensa e soprattutto energica di Clotilde Hesme, che abbiamo avuto il piacere di incontrare e che ha dichiarato: “È stato un personaggio complesso da interpretare e che ho sentito molto vicino, dato che ho appena avuto il mio secondo figlio. Non è un film solo sulla maternità surrogata, ma sull’avere un bambino e tutte le emozioni che implica portarlo con sé, dentro di sé. Il film non vuole implicare niente, vogliamo giusto interrogarci su cos’è una famiglia oggi, perché le cose sono cambiate, il mondo sta cambiando e i modelli di famiglia non sono più quelli di prima”.

 

Autore :
Mehdi Ben Temime

2018-01-11T12:18:15+00:00 0 Comments

Ritorno in Borgogna. Quando il vino è un affare di famiglia

Cédric Klapisch, l’acclamato autore di L’appartamento Spagnolo (2003), porta al cinema Ritorno in Borgogna per raccontare la storia di tre fratelli, persi nelle vigne francesi che intraprendono un viaggio fatto di lacrime, risate e vino.

Dal 19 ottobre al cinema, il film francese riesce a unire il genere drammatico a quello della commedia, per un viaggio alla scoperta di sé stessi e delle proprie radici.

Jean (Pio Marmaï) che dieci anni prima, in disaccordo con il padre, aveva lasciato l’azienda vinicola di famiglia per trasferirsi in Australia, ritorna nella terra della sua infanzia, la Borgogna.

Ritrovare sua sorella Juliette (Ana Girardot) e suo fratello Jérémie (François Civil), alla vigilia della morte dell’anziano genitore riapre antiche ferite. Mentre la vendemmia è in corso, bisognerà ora risolvere anche le questioni relative all’eredità che porteranno alla divisione dell’azienda e a una fatale frammentazione delle vigne.

Il figliol prodigo torna a casa

Una famiglia di tre generazioni di vinai. Loro sanno riconoscere i colori, i sapori, il gusto dall’acino d’uva, l’anno in cui il vino è stato imbottigliato fin dalla tenera età. Proprio come il padre gli ha insegnato sin da piccoli, quando, attraverso giochi di assaggi ha insegnato ai figli a fidarsi dei propri sensi.

Così la famiglia si trova a gestire ettari di vigne sotto il caldo sole della Borgogna. Il padre è fermo in un letto di ospedale e i fratelli minori, Juliette e Jérémie, si prendono cura dell’azienda familiare.

Ormai agli ultimi giorni di vita, anche il fratello maggiore, Jean, torna in francia per salutarlo.

Rancori e ricordi si mescolano così in un luogo fatto di sterminate vigne che crescono e proserano, fino a diventare una bottiglia di rosso o di bianco, portando con sé il nome e la personalità della famiglia.

Il vino riconosce la personalità di chi lo produce, forte o calmo, fruttato o acido, ogni retrogusto distingue un tratto di coloro che si sono dedicati alle vigne, con amore e lavoro. 

Jean manca da casa da ormai 10 anni quando si trova al capezzale di suo padre per chiarire le questioni irrisolte del passato. Ma a Borgogna ritrova anche i fratelli da lungo tempo perduti. Non servirà molto perché i fantasmi del passato tornino a presentarsi.

Una decade di assenza è una forte prova per fiducia familiare che adesso si ripresenta davanti a loro. Ma niente è perduto e mentre i fratelli sono tutti sotto lo stesso tetto, tanto vale rimboccarsi le maniche e curare la loro eredità: le vigne.

Così conosciamo i nostri tre protagonisti: Jean, figliol prodigo allontanatosi da casa per le troppe pressioni paterne, esperto di vino almeno quanto la sorella Juliette adesso a capo l’azienda di famiglia, una ragazza calma che non ha paura di sporcarsi le mani. Infine il più piccolo, Jérémie, in attesa di un bambino, pieno di vita che si impegna per capire il mondo della viticoltura senza successo.

I dubbi affollano Borgogna

La perdita del padre segna la nascita di dubbi da tempo assopito che i nostri tre protagonisti devono adesso affrontare.

Il fratello maggiore, diviso tra la Francia e l’Australia, si trova in collisione con quella vita che ha abbandonato. Juliette deve capire se sarà capace di prendersi cura dell’eredità di famiglia, prendendosi cura del vigneto, mentre il piccolino di casa si chiede quale sia il suo posto in quella attività tanto preziosa.

Il viaggio inizia così tra amarezze e sottintesi, come nella migliore tradizione francese, dove il dramma e le lacrime non escludono risate e applausi.

Un cinema basato sul dialogo e il confronto che, attraverso i suggestivi e sconfinati scorci francesi e il rapporto tra i tre personaggi, mostrano le stagioni del vigneto e, con questo, la rinascita di un rapporto fraterno.

Scritto e diretto da Cédric Klapisch, la storia si muove senza fatica tra il dramma e la commedia, regalando emozioni per tutta la sua durata di 113 minuti.

In Ritorno In Borgogna saranno questi tre giovani fratelli – e la loro sintonia – a proporre un ottimo film francese che rende il meglio sul grande schermo.

Autore :
Lisa Nieri

2018-01-11T12:20:46+00:00 0 Comments