Il secondo film da regista dell’attrice francese Blandine Lenoir ci racconta di Aurore (interpretata da Agnès Jaoui) che, alla soglia dei cinquant’anni, si trova in una situazione tutt’altro che semplice: costretta a lasciare il lavoro, abbandonata dal marito e destinata a diventare nonna senza esserne pronta, tutto sembra andare per il verso sbagliato sino a quando rincontra per caso un suo amore giovanile, con il quale non si vedeva da anni.

“50 Primavere” (titolo originale: “Aurore”) è una commedia al femminile che diverte e, a tratti, diventa addirittura esilarante. I tempi comici sono gestiti con maestria dalla Lenoir. La scelta poi di utilizzare come motore comico principale il raggiungimento della maturità della donna e le conseguenze per la protagonista si rivela efficace oltre che originale.

Come abbiamo già detto, “50 Primavere” è una commedia al femminile; le vicende si concentrano sulle donne ed esplorano tematiche femminili, come la difficoltà di adattarsi ai mutamento del proprio corpo dovuto all’invecchiamento, o la difficoltà di essere rispettate e trattate al pari dagli uomini, sia sul posto di lavoro che negli altri ambienti pubblici. Decisamente femminile è anche l’angolazione e il tono che il film adotta, con gli argomenti che appaiono, nel bene e nel male, come parte integrante della normalità e non vengono né spettacolarizzati né accentuati, ma affrontati con una leggerezza capace di non scadere nella banalità e, proprio grazie a questo, il film si rivela capace di farci ridere di queste tematiche senza però sminuirle.

La prova della Jaoui contribuisce non poco all’ottimo risultato finale: l’attrice francese riesce a potenziare la comicità dei suoi sketch grazie alla sua recitazione sopra le righe ma mai farsesca. È aiutata in quest’ultimo lavoro anche da una buona sceneggiatura, capace di alternare gli sketch a momenti di riflessione più composta senza appesantire la visione, e da una scrittura dei personaggi all’altezza dell’operazione.

Autore :
Davide Ricci